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Pillole di Caseus… Bagòss

Per le nostre Pillole di Caseus oggi abbiamo il Bagòss.
Un formaggio da latte parzialmente scremato, prodotto con il latte crudo di vacca (Bruno-Alpina) seguendo un’antichissima tradizione, durante la fase di rottura della cagliata i casari aggiungono un cucchiaino di zafferano.

Bagossi è il nome degli abitanti di Bagolino, piccolo comune dell’alto Bresciano, in Val di Caffaro, che dà il nome al formaggio che si produce in quella valle.

Il disciplinare prevede almeno 12 mesi di stagionatura, ma la media è più alta (24 o 36 mesi). Durante l’affinamento la crosta è unta con olio di lino crudo, che le conferisce una tipica colorazione bruno-ocra.

Il Bagòss comincia ad esprimere tutta la complessità di grande formaggio dopo almeno 10-12 mesi di stagionatura, quando la pasta inizia a diventare granulosa e tende a rompersi in scaglie. Al naso si avvertono, potenti, le sensazioni speziate dello zafferano, unite a note verdi di pascolo e fienagione.
In bocca alle note verdi si aggiungono una leggera sensazione di mandorle e un finale di bocca lievemente piccante, che tende ad aumentare con il prolungarsi della stagionatura.

Affettuosamente chiamato dai locali il “grana dei poveri”.
Un marchio sullo scalzo delle forme, dal 2004, permette di riconoscere il Bagòss di Bagolino della Cooperativa. I produttori producono il loro formaggio seguendo tecniche artigianali e antiche. Tutti quanti usano il fuoco a legna e grandi pentoloni di rame. D’estate caseificano in alpeggio, d’inverno un disciplinare rigoroso prevede di alimentare gli animali soltanto con fienagione locale. Il Presidio Slow Food promuove questo grande formaggio e lo tutela dai tanti falsi che circolano.

Area di produzione
Comune di Bagolino (provincia di Brescia).

Presidio sostenuto da
Comune di Bagolino, Cooperativa Valle di Bagolino, Comunità Montana Valle Sabbia, Provincia di Brescia

Buon Assaggio!
In abbinamento con Trebbiano d’Abruzzo di Nic Tartaglia e Valpolicella Classico Superiore 2018 di Vaona.


Fatemi sapere come trovate questa pillola

Qui trovate il mio articolo su Azienda Agricola Vaona

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Io, me, Irene (e) Piazza

29/01/2022
Finalmente dopo circa due anni dal corso in Accademia delle Arti Casearie trovo un momento per far visita ad Irene, che con orgoglio posso affermare essere stata mia docente. Mi accoglie nella tenuta privata di proprietà Foradori (Azienda Agricola vitivinicola che dal 2019 ha intrapreso un progetto che oltre al vino sviluppa una parte legata all’allevamento della Grigio Alpina e alla trasformazione del latte e una parte dedicata alla coltivazione degli ortaggi).

La storia di Irene inizia molto in là nel tempo, dalle 8 vacche della nonna, una storia di famiglia, tradizione di allevamento e interesse per il prodotto del territorio.
A 16 anni Irene è già immersa in Malga Cavallara, la malga di famiglia nel comune di Castello Tesino.
Quella in malga è una vita che guarda all’essenziale delle cose al rapporto quotidiano e diretto con l’animale e la materia prima. 

E soprattutto è una vita scandita dal tempo della natura, aspetto banale quanto perduto. Questo tipo di lavoro ti dà la “possibilità di vivere in contatto con la natura e di avere un rapporto diretto con il cliente. Produrre e vendere ciò che hai prodotto dà grandi soddisfazioni“.
Diverso è avere a che fare con gli animali, si ha un’altra percezione delle cose“.

Inizio la nostra chiacchierata di fronte ai suoi formaggi, con il chiederle come sta in questo momento lavorativo e di vita,
“sono complessivamente contenta” – afferma Irene – “Prima di fare il formaggio, continua, c’è tutta una consapevolezza da avere”
Comprare il latte soltanto, non ti permette di avere una visione totale, ti manca un pezzo. Ed è proprio quel “pezzo”, latte, che Irene cura e
valorizza e soprattutto ascoltando e curando le sue vacche.
Lavorando a latte crudo è totalmente diverso. “E’ importante avere consapevolezza della materia prima che si sta utilizzando”
“Volevo scoprire” – continua Irene – “e capire quanto c’è di narrazione in questo mondo; detesto l’ottica dell’allevatore etichettato come poverino è sempre che lavora h24 senza sosta”“si certo la fatica c’è, il sacrificio è tanto quanto uno se lo sceglie”

Irene è dell’idea che se intraprendi una strada e la vivi a ritmi frenetici e senza sosta, è per tua scelta.
Certo bisogna riuscire a far tutto e non lasciare indietro niente anche restando in piedi comunque con costi pazzeschi da sostenere.
“…o fai vedere solo la parte bella, romantica, quasi fiabesca, o solo e soprattutto quella critica; ci vuole forse una via di mezzo”
Bisogna cercare di sfatare il mito del “a me piacerebbe vivere in montagna, il sole, l’aria fresca, le caprette, i fiorellini…” “tutto vero ma è richiesto un impegno non indifferente anche solo per mantenere in salute gli animali e se stessi”.

Con Irene tocchiamo anche il concetto di sostenibilita‘ e a tal proposito nei giorni precedenti, mi ero annotato qualche passo di un articolo trovato sulla rivista Informa, magazine di cultura casearia curata da Onaf  (Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Formaggi). Nella fattispecie l’articolo di Michele Faccia “Il formaggio sostenibile sara’ territoriale e di precisione” riporta alcuni dei seguenti passaggi di cui mi sono come detto, annotato.

“Sebbene esistano criticità da gestire, la produzione di latte e derivati continuera’ ad esistere, ma la sua sostenibilita‘ dovra’ essere migliorata. Tra gli indicatori di sostenibilita’ ci sono le emissioni gassose inquinanti, la produzione di rifiuti impattanti sull’ambiente, il consumo di energia, di acqua e di suolo, il benessere animale e umano, il livello degli sprechi e della produzione degli scarti non edibili, fino all’equa remunerazione degli operatori agricoli e la tutela del paesaggio rurale”. (dal testo)

Il risultato ottenuto andra’ valutato in modo prospettico, immaginando gli scenari alternativi. Quale dovra’ essere la direzione di marcia nella produzione di formaggi? Sara’ necessario migliorare alcuni aspetti che riguardano piu’ la stalla che il caseificio. Volendo riassumere: per la stalla nella riduzione delle emissioni di gas serra e il consumo di acqua e di suolo, mentre per il caseificio bisogna puntare all’ottimizzazione dei consumi energetici e alla riduzione della produzione di rifiuti potenzialmente inquinanti. Gli indicatori di sostenibilita’ si possono quindi riassumere:

  • EMISSIONI DI GAS SERRA (ANIDRIDE CARBONICA, METANO, PROTOSSIDO DI AZOTO, AMMONICA)
  • PRODUZIONE RIFIUTI
  • CONSUMO DI ENERGIA
  • CONSUMO DI ACQUA E SUOLO
  • BENESSERE ANIMALE
  • SALUBRITA’ E SICUREZZA
  • SCARTI E SPRECHI
  • EQUA REMUNERAZIONE DELL`ALLEVATORE
  • TUTELA DEL PAESAGGIO RURALE
  • BIODIVERSITA’

Ma facciamo un passo indietro, Irene Piazza ha 28 anni e fa la casara da quando ne ha 16. È nata a Feltre (BL), dove i genitori hanno un’azienda agricola con un centinaio di capi. Ha iniziato per caso mentre studiava al Liceo Pedagogico. Oggi lavora in Trentino con Elisabetta Foradori.

Dopo i primi tre anni di attività, ricerca, errori e tentativi, decide di iscriversi alla facoltà di Scienze e Cultura della gastronomia e della ristorazione, laureandosi nel 2017.
Nel frattempo ha cercato di consolidare la sua formazione facendo brevi esperienze in piccole latterie.
Dal 2015 al 2016 ha lavorato presso la Latteria Perenzin, vivendo tutti i reparti per poter comprendere al meglio i sistemi caseari.

È stato lavorando alla latteria Perenzin di Conegliano Veneto che Irene ha avuto la possibilità di imparare a lavorare in modo diverso il latte e a non produrre solo i formaggi classici della montagna. “Lavorano capra, bufala e vacca, commercializzando formaggi da tutta Europa”. Negli stessi anni ha collaborato con l’Accademia Internazionale delle Arti casearie, affiancando il direttore Carlo Piccoli in attività di ricerca, docenza e consulenza.
Tutto questo continuando a seguire l’ attività di casara di Malga che pian piano cresceva dando grandi soddisfazioni.
La sua formazione universitaria l’ha portata a seguire diversi eventi legati alla promozione del formaggio come prodotto gastronomico e a collaborare con diversi ristoranti nella produzione di nuovi formaggi.
Da novembre 2017 ad ottobre 2018 segue le produzioni biologiche di Lattebusche nello stabilimento sito a Padola, in Comelico Superiore, occupandosi delle produzioni biologiche ma comunque all’interno di un sistema industrializzato, utilizzando latte pastorizzato.
Da novembre 2018 si occupa di formazione e consulenza. Segue come docente diversi corsi privati e pubblici di formazione base per casari e di formazione specifica per addetti al banco.
Come consulente si occupa di progettazione di nuovi formaggi, avviamento di caseifici di medie e piccole dimensioni, miglioramento dei processi di stagionatura e affinamento; in ambito gastronomico della creazione di piatti, abbinamenti e carrelli dei formaggi.

“Ho smesso di fare il formaggio e ho iniziato a lavorare come insegnante, all’Accademia internazionale delle Arti Casearie. Con il primo lockdown, però, sono rimasta a casa. In quel momento ho iniziato a leggere, a riflettere, mentre preparavo la nuova stagione in malga ho immaginato che avrei voluto trovare un piccolo caseificio tutto per me, con un’azienda che producesse un buon latte da trasformare” sottolinea Irene. Incontrando le Grigio Alpine di Elisabetta non ha trovato solo del buon latte ma anche il progetto di un organismo agricolo complesso da valorizzare.

Quella di Irene è una storia ancora da scrivere. Irene oggi sta cercando la quadra e forse l’ha trovata. Il motivo del titolo dell’articolo ‘Io, me e Irene’ è molto semplice, perché Irene ora sembra avere racchiuso in un’unica persona diverse figure professionali che rappresentava.

Oggi è appassionata, casara, consulente, docente, malgara, amica, figlia, sorella, allevatrice, riferimento per molti casari…in una parola IRENE.

Prossimamente nel mio Pillole di Caseus vi faccio conoscere i suoi formaggi

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Pillole di Caseus…beddu

Viaggio in Sicilia…da programmare!

Esperienza sensoriale davvero molto interessante!

Un formaggio a latte misto pecora 🐑 e capra 🐐 al Pepe Nero di Sicilia
Equilibrato e stuzzicante! Si sente il lattico e si fa amare per il Pepe Nero!

Il vino 🍷 ha trovato il mio gusto personale. Spiccata acidità, croccante e beverino! Tra pranzo e cena l’ho finito! 🤭 Frappato da approfondire!!

Il vino è della cantina Tenuta Valle delle Ferle

Il formaggio è del caseificio Centro Form

La Centro Form Srl è un’azienda casearia situata nel cuore della Sicilia, ad Aidone, cittadina ricca di storia,arte e cultura, sita in prossimità dell’antica città siculo-greca del XI sec. a.C., Morgantina. Da più di cent’anni svolge questa attività tramandata di padre in figlio. Selezionano il miglior latte fresco, proveniente da allevamenti di razze autoctone siciliane, e curano nei minimi particolari ogni fase di lavorazione per produrre una vasta gamma di formaggi tra cui i cosiddetti storici come il Pecorino Siciliano Dop e Piacentinu Ennese Dop, ampiamente diffusi sul mercato nazionale ed europeo. Qualità, bontà e sicurezza alimentare sono gli elementi che li contraddistinguono.

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La postina della via Latt(ica)

Le Feste. No! Non è il solito articolo riguardante le ricorrenze natalizie ma il nome del paese, frazione di Gosaldo, in cui ho finalmente conosciuto Liliana. Siamo in provincia di Belluno a 1200 mt di altitudine in una montagna incontaminata la cui cornice sono le meravigliose Dolomiti.

Qui Liliana De Nato ha deciso che era il posto in cui avrebbe potuto e dovuto insidiarsi per dedicarsi ad un’attività in simbiosi con il territorio e farsi promotrice di esso. Circondata da boschi di faggio e abeti alleva le sue bimbe, le Camosciate delle Alpi.

Ne cura il territorio in modo sostenibile seguendo tutta la filiera dal pascolo dei suoi animali, all’alimentazione attenta fino al prodotto finito realizzato artigianalmente nel suo piccolo caseificio. Cosa l’ha portata fin qui? La “rabbia”!

Io vado, loro vengono. Io vado, loro vengono” diceva Liliana durante il suo viaggio verso l’ufficio postale. E si poneva l’interrogativo del perché ci spostiamo da una parte all’altra, invertendoci il luogo. E questa sorta di insofferenza mentale e fisica cresceva sempre di più un po’come la rabbia che cresce cresce e poi si sfoga! Esplode! La risposta adattiva della rabbia risiede nell’istinto di difendersi per sopravvivere all’ambiente in cui ci si trova.

E lascia il lavoro di tessitrice di rapporti, contatti, strade. Dice addio al suo impiego per dedicarsi ad un’attività che le dia soddisfazione e sia parte integrante del territorio e della natura. Qui si respira voglia di innovazione continua, si respirano i valori del rispetto della natura e di ciò che ci consegna, del benessere animale e di come valorizzarne il latte anche di una singola capretta.

Dalla visita resto affascinato dall’orto di cavoli, bellissimi da vedere, dalla cura per le piante officinali e i loro profumi per me del tutto inediti, dai coniglietti, dalle capre cashmere, dai dolcissimi e teneri asini, senza tralasciare le galline ovaiole di diverse razze. Liliana inoltre con l’aiuto impegnato del marito Giocondo coltiva zafferano prendendo parte allo Zafferano Dolomiti con una cinquantina di produttori. Per non farsi mancare nulla in cima al ripido pendio dietro casa, hanno un piccolo allevamento di api 7/8 alveari.

Nel tempo Liliana cura la sua formazione tecnico casearia, all’Accademia d’arte Casearia (colleghi corsisti a distanza di pochi anni) e soprattutto ne studia le normative in fatto di PPL

Piccole Produzioni Locali (PPL) della Regione del Veneto.

Con questo progetto la Giunta Regionale ha definito un percorso per la vendita di prodotti agricoli in piccole quantità da parte del produttore primario, nel rispetto dei seguenti principi:

  • la sicurezza igienico-sanitaria degli alimenti prodotti e venduti;
  • la produzione e vendita degli alimenti come integrazione del reddito;
  • la possibilità di commercializzare in ambito locale i prodotti che derivano esclusivamente dalla propria produzione primaria.

Al progetto aderiscono centinaia di piccole aziende che producono alimenti e li vendono al consumatore finale e al dettagliante locale nella provincia dell’azienda e nelle province confinanti.

Nel 2017 prende le capre Camosciate delle Alpi . Ad Oggi sono 14 in totale. Ognuna la chiama per nome e ognuna ha la sua caratteristica che la contraddistingue dalle altre. Alimentazione curata con attenzione dall’erba di secondo e terzo taglio al fieno selezionato appositamente.

Camoscio, Sottiletta, Scornetta, Carolina sono solo alcune, ogni nome scelto per un motivo specifico e una storia da raccontare. E poi c’è Baby…

Dovete sapere che la produzione media di una capra è di circa 2 litri e mezzo al giorno di latte o almeno due litri. Baby ne produceva soltanto uno. Vi starete chiedendo dov’è il problema.

In un allevamento “standard” composto da molti capi, solitamente un litro è poco. Liliana non ci sta! Vuole valorizzare quel singolo litro di latte perché è ciò che Baby riesce a produrre. Da qui nasce il doux de lait, una crema spalmabile estremamente dolce e cremosa dal gusto di caramello mou. Una libidine vi posso assicurare!

Liliana mi porta a conoscere anche i suoi asini, oltretutto utili per lo sfalcio dell’erba e per la pulizia del bosco. Un’occhiata allo Skandolèr (vi lascio la sorpresa quando andrete a trovarla) attraversando il bosco curato e valorizzato con cartelli dedicati alla descrizione di alberi e piante.

Se già fin qui la visita è stata un’esperienza unica ed entusiasmante per la dedizione e il tutt’uno con il territorio, l’assaggio dei prodotti e in particolar modo dei formaggi è qualcosa di unico e irripetibile.

Su tutti resto sorpreso, ammaliato e stregato dalla Burisola, da poco vincitrice a Caseus Veneti 2021 per la categoria Formaggi di capra coagulazione prevalentemente acida. Sia nella versione fresca di un mese e mezzo che in quella stagionata di 4 mesi questo prodotto regala emozioni. Intensità, dolcezza, acidità, sentore animale, complessità, solubilità pazzesca. Anche in abbinamento con la confettura di zucca santa bellunese, PAT (Prodotto agroalimentare tradizionale), si apre un assaggio romantico ed estremamente bilanciato, piacevole anche per me che non amo troppo gli abbinamenti con marmellate e confetture.

Gli altri anche in questo caso ve li lascio scoprire, magari vi porto con me a conoscere Liliana che ormai è come una zia acquisita..e ricordate che se non doveste trovarla al vostro arrivo, iniziate a dare un’occhiata ai formaggi esposti nel frigo sul ciglio di casa e… Rilassatevi!!

Vi lascio con un’ultima curiosità (ce ne sono tante altre): l’origine del nome Burisola.

Termine utilizzato nel gergo del seggiolaio ,Kónza, del tempo, significa capra. Su questo Liliana con l’aiuto del marito Giocondo ne ha redatto un dizionario e ne va giustamente fiera. Lo scabelament del contha (“gergo del seggiolaio”) era un linguaggio gergale in uso presso i seggiolai di alcune località agordine e dei dintorni. Gli artigiani inventarono un lessico assolutamente particolare per poter comunicare tra di loro senza che informazioni e segreti venissero compresi dai clienti

Pillole di Caseus

Dove i sentori di burro la fanno da padrone

Torno a casa con un formaggio che, all’assaggio mi è subito piaciuto, probabilmente di malga, sinceramente non ricordo e lì per lì me ne faccio una colpa. Ero concentrato su altri due formaggi presi per una serata particolare. Poi però prendo coscienza della consapevolezza di assaggiare un prodotto senza alcun condizionamento, senza alcun pre concetto seppur benevolo.

Mi soffermo ad osservarlo e dal colore giallo carico direi che potrebbe essere di malga. Ma non ne sono certo. Sì. Anche l’aspetto della pasta mi conferma l’idea di pascolo bello rigoglioso. È quasi luccicante e le mie papille gustative si destano già. E se fosse un Pecorino?

Lo avvicino al naso dopo averlo spezzato e…una nota di tostatura, lì per lì non realizzo. Mi si apre all’istante un ricordo. Domenica pomeriggio in cui non hai voglia di uscire e imbastisci una sala cinema in totale relax. La padella scoppietta e i pop corn son pronti! Belli caldi e croccanti. Esattamente! Pop Corn!

È un assaggio divertente, solleticante, vivace che quasi scoppietta tra lingua e denti. Al calice uno Chenin Blanc in versione spumantizzata Extra Brut che avvolge con la sua morbidezza e il suo profumo dai terreni calcarei di Vouvray. Un bel giallo carico, note agrumate e dolci di pesca, tutto ben tenuto dalla bollicina fine.

Anche la crosta del mio formaggio dice molto, color marroncino, questa trama canestrata…

Mi godo il piacere dell’assaggio…

Cheese Tasting tra Foja Tonda e Perenzin al Blind Blogger Tasting 10

Caseus et Vinum è il mio progetto
Voler comunicare il formaggio nel suo sodalizio con il vino
Un legame indissolubile che ci regala esperienze uniche e irripetibili.

All’evento del Blind Blogger Tasting a cui ho partecipato come concorrente per tre edizioni (di fila tra l’altro) sono entrato da protagonista per la parte degustazione.

Come solitamente avviene per ogni edizione c’è il momento della degustazione dei vini della cantina che ospita l’evento.
Per la decima edizione gli organizzatori hanno fatto le cose in grande stile ospiti di Albino Armani, tra ValdAdige e Valpolicella.

Andiamo con ordine
Il #Blindbloggertasting è un evento di due giornate ideato da Fabio Gobbi e Francesco Bonomi che raccoglie una quindicina di appassionati di vino tra estrazioni casuali e video di selezione. Gli “sfidanti” durante la cena del sabato si confrontano con assaggi di bottiglie alla cieca ognuna proveniente dalla regione di appartenenza e con la prerogativa di essere un vitigno autoctono. Vince il vino più votato!

Dalla prima edizione del 2018 nella cantina di Giovanni Ederle, in Valpolicella, il cerchio si chiude con la decima edizione appunto nuovamente in Valpolicella (è già pronta una nuova data a Dicembre) da Albino Armani.

L’azienda Albino Armani presidia tre territori (Trentino, Veneto, Friuli Venezia Giulia), con cinque cantine, ognuna delle quali nasce col preciso intento di valorizzare gli insegnamenti della terra.

Il cuore dell’azienda è a Dolcè, lembo di terra che fa da collante fra Veneto e Trentino.
Fra tradizione e innovazione è nella cantina di Dolcè che le bottiglie prendono forma. A questa si aggiunge il coraggioso progetto dell’Alta Valpolicella Classica, con vini di collina vibranti di freschezza e vigore, in un’idea di cantina il meno impattante possibile con la natura ed ecosostenibile (foto sotto).

Coltivato da tempo immemorabile nella Valle dell’Adige, il Foja Tonda è tornato in auge grazie all’appassionato lavoro di ricerca e miglioramento genetico dello storico vitigno.

In degustazione del sabato la verticale di “Foja Tonda”, annate 2017 2014 2010 2003, vecchio vitigno autoctono recuperato con decisione e tenacia dal lavoro di Albino Armani e Tiziano Tomasi in collaborazione con la Fondazione Edmund Mach e l’Istituto Agrario di San Michele all’Adige. Un lavoro di ricerca, recupero e selezione clonale di questo vitigno.

Nel 2007 sono stati raccolti 193 biotipi di Foja Tonda e ne sono stati selezionati 67.

Attualmente il vigneto, ubicato a fianco della cantina di Dolcè, racconta la storia di tredici “vitigni reliquia” che storicamente appartenevano al patrimonio ampelografico della Vallagarina e della Vallata dell’Adige.

Il “Foja Tonda” si conferma un vino di grande potenza espressiva e di spiccata personalità.
Un vino che incanta e incuriosisce per le sue origini ancestrali e selvatiche.

Una piacevole nota di marasca, prugna secca e tabacco che evidenziano nel bicchiere l’ ”elegante rusticità” di questo vino citando le parole di Luigi Veronelli risalenti a 30 anni fa durante un suo viaggio in Valdadige.

La notevole struttura e gli anni di affinamento in bottiglia consentono al “Foja Tonda” di non temere il tempo, dandone grande slancio alla complessità e all’eleganza.

In abbinamento alla verticale ho proposto un orologio di quattro formaggi della Latteria Perenzin:

Bufala ubriacato al Glera (10 mesi di stagionatura), un formaggio di latte di bufala italiana affinato nelle vinacce e nel vino Glera (dalle colline del Prosecco Superiore)
Pasta bianca, compatta, crosta rugosa con residuo di uva.
Odore intenso e fruttato al naso e dal sapore deciso, dolce, rotondo e piacevolmente sapido. Si colgono note di panna e ovviamente aromi di vinaccia e cantina.
Anche un leggero sentore animale è possibile percepire.
Pasta semidura, compatta e solubile all’assaggio.

Caciottona di capra Biologica al Pepe Nero e Olio Evo di 6 mesi, forma cilindrica con crosta rugosa ricoperta di pepe.
Formaggio di capra massaggiato con Olio Extra Vergine di Oliva e successivamente aromatizzato al pepe nero Tellicherry dal Vietnam.
Formaggio a latte di capra (italiano), la pasta è di colore avorio, pastosa e compatta dal punto di vista tattile.
Al naso un leggero sentore caprino e il deciso aroma di pepe.
Il sapore è deciso, sapido e al contempo dolce, molto caratteristico come gusto. Si nota una bella armonia tra il pepe e la piacevole piccantezza.
La consistenza della pasta è compatta ma morbida ed elastica al tempo stesso.

Millefoglie al Marzemino – Dall’errore all’eccellenza
Per me un formaggio speciale che porta con sé un messaggio tradotto nel “dal più grande errore che puoi commettere, potrai trarne qualcosa di eccezionale”
La sfogliatura che caratterizza questo formaggio nelle forme era considerato come uno dei peggior difetti dato da una gestione grossolana in fase di produzione.
Nel recuperare l’errore in Perenzin han voluto ribaltare la situazione.
In questo caso le sfoglie (spaccature orizzontali) sono create volontariamente e riempite con Marzemino Passito (di Refrontolo)
Odore intenso, fruttato e vinoso. Dal sapore dolce e accomodante, l’aroma del vino si fonde perfettamente con la dolcezza e scioglievolezza della pasta. Resta una leggera nota piccante.

Montasio Dop Stravecchio 2013
Una chicca che non capita tutti i giorni
Risulta un assaggio da lasciar senza parole per la sua pienezza, struttura e complessità!
Di latte vaccino di colore giallo carico quasi tendente al marroncino.
Piacevole e persistente, sapidità e dolcezza al palato presenta note di frutta secca e fieno fino agli aromi terziari di fungo e cantina. Aromaticità e piccantezza in un assaggio granuloso, friabile reso unico dai cristalli di tirosina tra i denti.
La Dop Montasio che prende il nome dall’omonimo massiccio montuoso friulano e comprende le province di Udine, Pordenone, Gorizia, Trieste, Belluno, Treviso, Venezia e Padova va a chiudere una degustazione a quattro in grande stile ed eleganza lasciandoci sognare.

Della Latteria Perenzin trovate il mio articolo all’interno del blog (https://caseusetvinum.com/2021/01/30/latteria-perenzin-vita-affinata-nel-latte/)
Si trova nella provincia di Treviso per l’esattezza a Bagnolo di San Pietro di Feletto comune esteso sulle colline a nord ovest di Conegliano dove il Prosecco la fa da padrone.
Ora anche il formaggio! Shop

Menzione per i partecipanti al Blind Blogger Tasting nelle giornate di sabato 9 e domenica 10 Ottobre (il tag è relativo ad Instagram) da Albino Armani viticoltori dal 1607

Ilaria Cappuccini (@just.saywine), Rimini

Giacomo Solimene (@the.foodteller), Padova

Paolo Bellocchi (@paolowine), Latina (LT)

Daniele Zaccara (@ilvinocolo),
Carrara (Massa e Carrara)

Dalila Grossi (@theblondeflavor), Bari (BA)

Senatore Thomas (@_theartofwine_),
Sizzano (Novara)

Ambrosini Mirco (@chiantami), Bergamo (BG)

Alessio Bandini (@alessiobandini_wine) Empoli (Firenze)

Daniel Monticelli (@dani_el_wine), Pomigliano d’Arco , Napoli

Marco Porini (@marco_somm4u), Gravellona Toce, Verbania

Manuela Pascucci (@fatamorgana972),
Roma

Chiara Antonetti (@incolto_del_vino ), Roma

Valeria Tait (@valetight.wine) Cavalese, Trento

Ugo Cosentino (@ugo1777), Palermo

Miriana Laera (@mirianaeno), Noci (BA)